Il Giornale – Mercoledì, 3 dicembre 2014

L’ex ministro “diffuse numeri improbabili. Per incapacità o per scalzare il premier?”

Numeri sballati. Numeri, se messi in successione, imbarazzanti. Numeri buoni per il lotto, non per fronteggiare le arcigne diffidenze dell’Europa e della comunità internazionale.

Fra aprile e ottobre 2011 accade qualcosa di inspiegabile dentro il governo Berlusconi: qualcuno mette sabbia negli ingranaggi e diffonde, bisogna dire nell’ indifferenza o nell’ottusità generale, cifre quasi incredibili sui parametri fondamentali dell’economia. A dirlo oggi, ma già allora in un’aula del Senato sorda, è il professor Mario Baldassarri, emerito di economia alla Sapienza e a quell’epoca osservatore privilegiato alla presidenza della Commissione finanze di Palazzo Madama. Baldassarri, che fu viceministro dell’economia di Berlusconi fra il 2001 e il 2006 e poi partecipò alla disastrosa avventura di Fli con Gianfranco Fini, firma per il Centro studi Economia reale un rapporto che aggiunge nuovi elementi alla ricostruzione del presunto complotto ai danni di Silvio Berlusconi, travolto dall’ascesa irresistibile dello spread e infine cacciato da Palazzo Chigi. Baldassarri affina l’idea della cospirazione e si spinge oltre le analisi di Renato Brunetta e le rivelazioni di Alan Friedman. Il professore non lo dice esplicitamente ma nel suo rapporto parla, di «harakiri» dell’esecutivo e senza farne il nome punta di fatto il dito contro il titolare dell’economia, quel Giulio Tremonti che in quei mesi drammatici pensava di poter prendere il posto del Cavaliere. Per Baldassarri insomma il complotto, se mai è esistito, ha avuto un antefatto: quella spaccatura, quasi una dissociazione dentro il governo.

I numeri, dunque. Quelli ufficiali e pubblici, ma non per questo meno inquietanti. Cominciando da quelli del deficit che lo studioso presenta con tanto di grafici e tabelle a corredo: «A settembre 2011 fu previsto a 25 miliardi di euro per il 2012. Praticamente a zero nel 2013 (- 2 miliardi) e addirittura in avanzo per 3 miliardi nel 2014. I dati veri ci hanno invece dato un deficit che ha sfiorato (e sfiora) i 50 miliardi». Va bene un po’ di ottimismo, ma le previsioni di Tremonti stanno da una parte, la realtà dall’altra. Almeno secondo Baldassarri. Stesso discorso per gli altri indicatori, come il rapporto debito/pil: «Venne indicato ad aprile al 118 per cento per il 2012 ed in riduzione al 115 e al 114 per cento nel 2013 e nel 2014. Siamo invece andati ben oltre il 130 per cento».

In libera uscita anche i dati sul tasso di crescita e la disoccupazione, con errori colossali. E allora Baldassarri immagina che qualcuno abbia appiccato l’incendio dall’Interno del Palazzo. Diffondendo cifre così campate per aria da provocare una crisi di credibilità gravissima per il nostro paese e dunque la salita vertiginosa dello spread. «Come si poteva pensare nel 2011 che con quei numeri presentati in aprile, con le correzioni raffazzonate varate nei mesi di luglio e agosto… e con la successiva Legge di stabilità di ottobre si potesse essere creduti dai mercati finanziari internazionali e dalle autorità europee appare oggi un vero mistero e svela semmai il harakiri commesso». Berlusconi e Tremonti, si sa, erano ai ferri corti e il secondo puntava a sostituire il primo. «Resta da capire – aggiunge enigmatico Baldassarri- se quel harakiri sia stato soltanto frutto di ingenuità od incapacità o, al contrario, un programma meditato ed attuato dall’interno dello stesso governo che, presentando quei numeri, poneva tutte le basi per un urgente e necessario cambiamento di governo che desse un segnale di forte rottura con quei giochi contabili e quelle previsioni infondate e non credibili». Come sappiamo fu Monti ad insediarsi infine a Palazzo Chigi, ma allora il nome che correva era quello di Giulio Tremonti. Il principale indiziato.

di Stefano Zurlo